Russia:
San Pietroburgo
(e Budapest, Hrodna, Vilnius, Tallin, Riga,
Varsavia, Czestochowa, Bratislava)
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22.8.2006
- martedì - giorno 11
Szypliszki (front. LT) (PL) (7.26) -
Hradek (N Jablunkov) (CZ) (19.54)
Km 738, viaggio h 12.28
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Probabilmente la tappa più
impegnativa del viaggio: oggi attraverseremo tutta la Polonia,
da nord-est a sud-ovest, passando da Varsavia. Impegnativa
per le strade, il traffico pesante e la pioggia.
Il primo tratto, fino a Varsavia,
non è tanto male: traffico di camion ce n'è,
ma non tantissimo; la strada è a due sole corsie, ma
in parte rifatta e i micidiali Koleiny non sono frequenti.
Ad un certo punto vedo davanti una sagoma familiare: è
una Gold Wing (con carrello) di un amico italiano che, con
la moglie, sta rientrando dal raduno russo. Ci racconta della
sua meraviglia quando ci ha visto in Russia tornare indietro
verso San Pietroburgo (per riprendere il passaporto). Facciamo
con piacere un tratto di strada insieme.
Poco prima di Varsavia, cado
per la seconda volta: dopo una breve sosta a bordo strada,
mentre in retromarcia tento di rientrare sull'asfalto, la
ruota anteriore se ne va per i fatti suoi e cado, affondando
nella sabbia. Sono insidiosi i bordi di queste strade, molto
sabbiosi. Risata generale e rialziamo la moto. Ci
raggiungono anche gli amici italiani incontrati poco prima
e facciamo un altro tratto insieme.
Entriamo a Varsavia per visitarla
e, nonostante le dimensioni della città (1.689.000
abitanti) giungiamo abbastanza agevolmente al centro, anzi,
come nostro solito, parcheggiamo proprio nella piazza centrale,
anche se non si potrebbe (vantaggi della moto). Già
prima di arrivare alla piazza, possiamo ammirare il Castello
Reale. Questo
edificio, come tutta la Città Vecchia (Stare Miasto)
venne completamente rasa al suolo dai tedeschi nel 1944, dopo
la tragica rivolta della città (insorta contro gli
occupanti tedeschi il 1° agosto 1944: i sovietici, anche
se attestati sull'altra sponda della Vistola, non intervennero
e il 2 ottobre la città capitolò, con 200.000
morti). Ma tutta la città vecchia è stata meticolosamente
ricostruita in 5 anni nel dopoguerra, tanto da essere inserita
nella lista del patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO,
poiché, per dimensioni e accuratezza, "rappresenta
un unicum nella storia del restauro applicato su scala urbana".
Il lato est della piazza del
Castello (Plac Zamkowy), triangolare, è occupato dal
citato Castello Reale;  al
centro sorge la colonna di Sigismondo III Vasa, alta 22 m,
eretta nel 1644 dal figlio Ladislao IV (il primo monumento
laico di Varsavia e il più antico). La
piazza è piena di gente e di turisti, ma
non mi aspettavo certo di trovarvi perfino, oltre ai soliti
italiani, un gruppo di persone che abita a pochi km da casa
mia. Anche loro sono diretti a Czestochowa, ma certamente
arriveremo prima noi. Ripartiamo e passiamo davanti al monumentale
neoclassico Teatro Grande (Teatr Wielki).
E qui cominciano i problemi.
Usciti da Varsavia, la strada diventa a doppia carreggiata,
ma il traffico pesante è intensissimo, piove e troppo
spesso ci sono ancora i terribili Koleiny, che con la pioggia
credo siano la cosa peggiore (a parte il ghiaccio) che un
motociclista possa incontrare. Inoltre l'asfalto è
piuttosto scivoloso e non vi nascondo che qualche volta ho
paura, soprattutto quando la pioggia diventa violenta. A complicare
la cosa si aggiunge il fatto che tutta la strada, nonostante
sia a doppia carreggiata e molto trafficata, è attraversata
continuamente da passaggi pedonali (spesso con semaforo) che
provocano continui rallentamenti e rischio di tamponamenti,
oltre che da punti per l'inversione di marcia (che avviene
svoltando a sinistra, senza alcun ponte o sottopassaggio).
Alcune volte sento che sto per perdere il controllo di una
ruota della moto. Alla prima sosta chiedo a Nazzareno come
va e mi conferma che anche lui talvolta ha difficoltà
a tenere la moto.
Comunque riusciamo ad arrivare
a Czestochowa. Mai sosta è stata tanto gradita. Smette
di piovere e (della serie, sempre in guardia) stavolta tocca
a Nazzareno cadere (da fermo, in fila al semaforo): forse
la tensione accumulata. Nessun problema, parcheggiamo le moto
di fronte alla salita del famoso Santuario della Madonna Nera
e saliamo a piedi.
Il santuario di Jasna Gora
(letteralmente "monte chiaro", per la pietra bianca
con cui è costruita la chiesa) sorge su un'altura (m
293, 100 al di sopra della città) a Czestochowa, al
cui centro è collegato da un lungo viale.         Fondato
nel 1382 dal duca Ladislao di Opole per accogliere i monaci
Paolini cacciati dall'Ungheria, nel 1384 ricevette dallo stesso
duca la venerata icona della Madonna con il Bambino. Fu fortificato
nel 1620-44 da Ladislao IV Vasa, resistendo all'assedio svedese
del 1655 che invece devastò la città. Nei secoli
seguenti fu arricchito e abbellito, nonchè ulteriormente
rinforzato, resistendo ad altri assedi. Nel 1717 avvenne la
prima incoronazione della Madonna Nera quale "regina
della Polonia". Nel monastero/fortezza, molto grande,
notevoli la chiesa del convento (basilica gotica con una torre
campanaria di 106 m, la più alta della Polonia), all'interno
della quale, in una cappella, è posta la veneratissima
icona della Madonna Nera; la Sacrestia, con una sala per il
Tesoro; la Sala dei Cavalieri; la Biblioteca (40.000 volumi);
il Refettorio; l'Arsenale; il Museo.
Da Czestochowa la solita, insidiosa
e trafficatissima strada ci porta fin sotto i Carpazi e il
confine con la Rep. Ceca, che raggiungiamo a Cieszyn-Cesky.
Passato velocemente il confine, la strada migliora, anche
se piove ancora. Ci dirigiamo verso la vicina Slovacchia,
decisi a fermarci al primo motel. Lo troviamo prima di Jablunkov:
continuo a meravigliarmi della scarsa conoscenza dell'inglese
nell'Europa orientale, anche tra i giovani, anche negli alberghi.
Il titolare mi mette gentilmente a disposizione un piccolo
stanzino da usare come garage per la moto, ma, dopo aver visto
quanto è angusto e ripido l'accesso, ci rinuncio: meglio
passare la notte fuori (la moto).
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