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Sei in: MOTO - RUSSIA - DIARIO DI VIAGGIO - GIORNO 3
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Russia: San Pietroburgo
(e Budapest, Hrodna, Vilnius, Tallin, Riga, Varsavia, Czestochowa, Bratislava)

14.8.2006 - lunedì - giorno 3
Satu Mare (RO) (8.59) - Radzyn Podlaski (PL) (20.08)
Km 632, viaggio h 12.09

La mattina non c'è bisogno di scrutare il cielo per vedere che ... piove ancora! Si sente prima ancora di aprire le finestre! Pazienza: ci si copre per bene e si parte ugualmente. Oggi non ci sono città da visitare, ma ben 3 confini da attraversare, tra cui i due dell'Ucraina dove prevedo di perdere abbastanza tempo.

Al momento di partire ho però una sopresa più brutta della pioggia: la moto non parte! Il motorino gira, ma il motore non si mette in moto. Dopo un po' sento puzza di benzina: l'ho ingolfata. Provo qualche minuto (stavolta senza aria tirata), ma non c'è niente da fare. Il piazzale dove mi trovo è sterrato, con qualche buca: in quest condizioni quindi non è semplice per una sola persona farla partire a spinta; cerco quindi un volontario rumeno e, con la sua spinta e quella di Nazareno, la moto parte. Probabilmente è stato un insieme di circostanze: la pioggia presa (il giorno prima e tutta la notte), la notte fuori, aria troppo tirata in partenza. Quando dopo pochi minuti la spengo per far benzina, riparte senza problemi, al primo colpo.

Mentre attraversiamo la città Nazzareno cambia un po' di euro in banca e così facciamo il pieno al primo distributore. Via, verso l'Ucraina!

La frontiere ucraina non è lontana, ma il cattivo stato delle strade rende lunghe anche poche decine di km. Attraversiamo la frontiera ad un valico secondario, presso Halmeu. Come all'entrata nella Romania, siamo le uniche moto: comprensibile la curiosità dei doganieri, che non ci stressano più di tanto con i documenti.

L'entrata in Ucraina richiede meno tempo del previsto: in 25' superiamo tutti i controlli (uscita dalla Romania ed entrata in Ucraina), senza nessuna perquisizione. Do un ultimo sguardo ad auto e camion ancora in fila.

Sull'Ucraina sono stato messo in guardia da diverse persone, soprattutto col consiglio di stare attenti alla polizia. Affronto quindi le strade stando molto attento ai limiti di velocità e ai segnali in generale: in fondo sono solo poco più di 100 km da fare in questo Stato.

Ma la polizia non ci dà nessun fastidio: la gente (come al solito) è incuriosita dalle moto e saluta (soprattutto i bambini), ma perfino alcuni poliziotti salutano sorridendo. Comincio a rilassarmi, nonostante la pioggia intermittente.

Attraversata una piccola città (con la strada dal fondo sempre peggiore), noto un castello poco distante su un'altura: mi fermo per fotografarlo, proprio vicino a una pattuglia di poliziotti. Ben presto si avvicina un fuoristrada da cui scende un ... italiano, in Ucraina da anni per lavoro. La meraviglia di incontrarsi è reciproca! Scherziamo un po' tutti insieme, anche con i poliziotti che intanto si sono avvicinati, facciamo alcune foto in gruppo e poi ripartiamo.

Questa regione dell'Ucraina è la Transcarpazia, che prima della II guerra mondiale faceva parte della Cecoslovacchia. Noi stiamo passando nella parte pianeggiante, vicino al confine con l'Ungheria alla nostra sinistra: alla nostra destra vediamo le montagne dei Carpazi, che separano la regione dal resto dell'Ucraina. L'ambiente è tipicamente agricolo: nei numerosi villaggi che attraversiamo, molti abitanti espongono davanti a casa i prodotti del loro orto, in vendita su piccolissimi banchetti di legno.

L'ultima città da attraversare prima di lasciare l'Ucraina è Uzhgorod, vicinissima al confine slovacco. Alla frontiera con la Slovacchia la fila è davvero impressionante: km di auto e camion! Basta un cenno rivolto alla polizia di frontiera e subito ci infiliamo tra i veicoli, superando km di persone in attesa da ore. Negli ultimi metri qualche difficoltà per passare tra le auto (le nostre moto non sono proprio il massimo per sgusciare tra i veicoli), ma poi, come al solito, guadagnamo il nostro posto in prima fila. Mi sento male a pensare cosa significhi passare queste frontiere con un veicolo che non sia una moto! Questa gente probabilmente è in fila da ieri! Ma la cosa che più mi sconvolge è incontrare un italiano (eh sì, anche qui ne abbiamo incontrati!) che mi dice che sta andando a Budapest. A Budapest! Non ho bisogno di guardare la cartina che tengo sul serbatoio per rendermi conto dell'assurdità di quello che ha fatto. Ha acceso il gps che gli ha indicato quella strada e lui lo ha semplicemente seguito, senza alcuno spirito critico. Gli faccio notare, nostrandogli la carta, che per andare dall'Ucraina a Budapest non è necessario passare dalla Slovacchia, c'è una via diretta, che tra l'altro non è più lunga nè più lenta di quella che invece lui sta seguendo. Se solo avesse guardato con attenzione una cartina, si sarebbe risparmiato quella fila lunghissima!

L'attraversamento della frontiera richiede in questo modo appena mezz'ora: 10 minuti per uscire dall'Ucraina e 20 per entrare in Slovacchia! Dopo aver apprezzato anche questo lato positivo della moto ci inoltriamo quindi in questo nuovo paese.

Dopo aver costeggiato un lago (che però non riesco a vedere: era qui che avevo previsto il campeggio dove pernottare ieri, meta poi saltata per il ritardo accumulato), la strada finalmente comincia a farsi interessante dal punto di vista motociclistico: un po' di curve e si comincia a salire verso il passo Dukla (m 502) che segna il confine con la Polonia. Bella strada davvero: con una tacita intesa, il 1500 e il 1800 sbrigliano un po' di cavalli.

Il passo Dukla è anche importante dal punto di vista storico: qui avvenne una cruenta battaglia (settembre-novembre 1944) tra i tedeschi e i sovietici e cecoslovacchi. Monumento commemorativo sul passo e numeroso materiale bellico lungo la strada.

Superato il passo, storica via di transito, ci affacciamo finalmente verso il nord Europa: siamo in Polonia. Sono un po' in apprensione: ho letto dei numerosi Koleiny presenti in Polonia. Si tratta di profondi solchi che i camion scavano, a forza di passare, su quelle strade. Fenomeno dovuto sia al numeroso traffico pesante che alla cattiva qualità delle strade. Poco prima di partire degli amici appena passati dalla Polonia mi hanno detto che non ci sono più, ma non sono tranquillo: la Polonia è grande e magari loro hanno fatto una strada diversa dalla mia.

Già, la strada: prima di partire sono stato molto incerto sulla strada da prendere per attraversare la Polonia e alla fine ho deciso per una strada che passa da Varsavia. Ma qui, sul passo, ecco un fortunato incontro: due Gold Wing si avvicinano. La solidarietà tra motociclisti è forte e poi, quando addirittura si incontrano altre due moto dello stesso modello non si può certo fare gli indifferenti. Ci avviciniamo, chiacchieriamo e, tra una risata e una foto, chiedo consiglio sulla strada per Bialystok (da dove domani dovremo entrare in Bielorussia). La risposta è categorica: non passare da Varsavia! Mi consigliano una strada più a est, lungo la frontiera orientale (passando da Lublino), molto meno trafficata di camion. Facendo il raffronto con la strada fatta al ritorno (quando comunque passerò da Varsavia per visitarla e perché è la strada più breve per l'Italia), posso dire che è stato un ottimo consiglio: traffico scarso e Koleiny pochi. Chiedo anche dei limiti di velocità da rispettare: il limite sulle statali è 90, ma mi dicono che fino a 100 la polizia non crea problemi. Andrò a 100 o quasi.

Sul passo facciamo anche il pieno alle moto: noto che, dalla partenza stamattina dalla Polonia, abbiamo attraversato con un solo pieno in poco più di 300 km ben 4 Stati: Romania, Ucraina, Slovacchia e Polonia. Adesso non ci sono più confini da attraversare fino a quello bielorusso di domani. Ma la Bielorussia è molto lontana e non c'è tempo da perdere, anche perché dobbiamo recuperare il ritardo. E allora giù attraverso la Polonia, su belle strade, piuttosto rettilinee e con la caratteristica di superare le numerose colline con notevoli variazioni altimetriche, un susseguirsi su dossi piuttosto pronunciati che fanno quasi mancare il respiro quando, dopo una lunga rettilinea salita, si passa subito ad un'altrettanta lunga e rettilinea discesa. E' comunque un modo per spezzare la monotonia della strada, rettilinea certo molto più della precedente in Slovacchia.

Molte strade sono state appena rifatte con i fondi dell'Unione Europea (come indicano i cartelli) e quindi sono in ottimo stato. Qualche deviazione per lavori ancora in corso ogni tanto.

Il paesaggio varia da campi coltivati a pascolo a foreste. Meno pianura di quanto mi aspettassi: sono soprattutto basse colline.

Il tramonto ci coglie nell'attraversamento di un foresta, in zona non servita da campeggi: ci fermiano ad un comodo motel lungo la strada. Bialystok è a meno di 200 km; abbiamo quasi recuperato il ritardo. A cena ci arrangiamo, sia col cibo (non eccelso) che con la lingua (nessuno capisce l'inglese e qui di italiani proprio non ne troviamo): ma accettano la carta di credito e questo è importante.

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