Russia:
San Pietroburgo
(e Budapest, Hrodna, Vilnius, Tallin, Riga,
Varsavia, Czestochowa, Bratislava)
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15.8.2006
- martedì - giorno 4
Radzyn Podlaski (PL) (6.01) -
Nord Salociai (LT-conf. LV)) (20.37)
Km 660, viaggio h 13.36 |
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La zona non offre certo un
gran che come attrattive da dopo cena: quindi andiamo a dormire
presto e la mattina riusciamo a partire alle 6: bene, più
tempo per viaggiare fino a stasera!
Oggi è previsto uno
dei passaggi più "delicati" del viaggio:
l'entrata (e uscita, spero) in Bielorussia. La Bielorussia
è in pratica l'ultima dittatura d'Europa, senza opposizione
in parlamento, oggetto di numerose condanne per violazione
dei diritti umani, con un turismo praticamente inesistente,
motociclistico poi neanche a parlarne. Ma ho deciso di passare
da questo Stato e di visitare Hrodna, definita dalla guida
"il centro più caratteristico della Bielorussia".
Inoltre l'occasione del viaggio in Russia mi ha permesso di
ottenere facilmente un visto di transito per questo Stato,
anche se in effetti avrei potuto più comodamente passare
per la Lituania.
La strada in Polonia continua
come ieri, non troppo trafficata di camion e quasi tutta rifatta,
senza quindi i pericolosi Koleiny, ma è bene comunque
fare attenzione, soprattutto con la pioggia (e anche oggi
la nostra buona razione di acqua la prendiamo).
Avvicinandoci alla frontiera
Bielorussa noto la presenza di alcune auto con quella targa
dirette verso il loro paese; il traffico comunque è
scarso: evidentemente questa non è una direttrice molto
frequentata.
Arriviamo alla frontiera alle
9: l'uscita dalla Polonia richiede appena 5 minuti: mi avvio,
un po' emozionato, attraverso la "terra di nessuno",
verso il lato bielorusso.
Ne ho attraversate tante di
frontiere, ma mai come in questo momento ne sento proprio
la presenza "fisica"; percepisco che, "al di
là", oltre quella linea, c'è un mondo diverso,
un'organizzazione diversa, una libertà diversa. E,
in fondo, uno dei motivi per cui mi piace viaggiare in moto,
è che, quando entro in un altro paese, ci arrivo con
la mia moto, ci arrivo "metro per metro", attraversando
tutti i confini esistenti tra casa mia e quel paese; non vengo
"comodamente scaricato" da un volo charter dall'altra
parte del mondo, intontito dal "jet lag", poche
ore dopo aver chiuso la porta di casa mia. No, in moto è
diverso, con la propria moto è diverso. Forse anche
per questo cerco di percorrere sempre in moto e sempre via
terra tutto il percorso necessario per arrivare alla mia meta,
rifuggendo, finchè possibile, passaggi forse più
comodi e veloci come i traghetti e spedizioni della moto in
treno o via aerea.
Comunque, adesso sono di fronte
alla guardie bielorusse. Il primo impatto è già
significativo: le divise sembrano appena uscite da un film
sovietico, con i copricapi dal caratteristico frontale rialzato.
Gli sguardi anche, non sono come quelli dei loro colleghi
polacchi che mi hanno appena dato il via libera. Ma forse
è tutto un "gioco di ruolo", in fondo è
questo il loro ruolo, quello che si aspetta da loro; e, soprattutto
nei più giovani, noto una repressa curiosità,
insopprimibile, che dopo pochi minuti ci porta se non a "fraternizzare",
quanto meno a ... discutere e scherzare sulla moto e sui suoi
cento e passa accessori.
La procedura di passaggio è,
comunque, complessa, divisa nelle competenze tra diversi corpi
che mi sembra di distinguere in tal modo: i militari all'inizio
dell'area di frontiera ci fermano per un primo sommario controllo
e ci danno un biglietto con su scritta l'ora, da restituire
all'uscita. La polizia ci controlla per bene tutti i documenti
(passaporto, visto, carta di circolazione della moto, carta
verde, patente internazionale). Poi c'è, credo, la
dogana in senso stretto, che controlla i bagagli e la moto.
Mi chiedono il numero di telaio, ma sulla Gold Wing 1500 è
sulla forcella, in posizione difficilmente raggiungibile (bisognerebbe
smontare mezza moto): gli mostro il numero del motore (più
accessibile) e gli faccio capire che è meglio che si
accontentino di quello, altrimenti c'è da smontare
la moto; per fortuna basta. Ci fanno anche compilare un modulo
scritto in ... Bielorusso, cioè anche in cirillico.
Praticamente lo compilo alla cieca e, tenendo presente che
tutto avviene sotto alla pioggia in una area scoperta, alla
fine il pezzo di carta che ne esce è davvero impresentabile:
abbozzo un sorriso e lo presento lo stesso; della serie "di
meglio in queste condizioni non si può fare".
Sinceramente non so quanti
uffici diversi abbiamo passato, credo sette; ma alla fine,
dopo un'ora e 37 minuti di controlli bielorussi, ne siamo
fuori e dirigiamo, attentissimi ai limiti di velocità
e ad ogni segnalazione, verso Hrodna.
La strada è ampia e
ben tenuta, il traffico scarso, è perfino uscito il
sole. Paesaggio collinare tra ampi boschi e foreste. Ben presto
la carta che ho si dimostra poco attendibile, poiché
mi ritrovo su un'ampia autostrada diretto a Minsk (la capitale);
ma uno svincolo ci indirizza subito dopo verso Hrodna. Il
gps d'altra parte può solo dirmi dove sono, perché
le sue informazioni sono ancora più scarne.
Hrodna è vicina e dopo
meno di mezz'ora siamo già sulle rive del Neman, l'ampio
fiume che sfocia in Lituania (col nome di Nemunas) dopo averne
segnato per un lungo tratto il confine con la Russia. Ma,
anche in quei pochi minuti, è tangibile che non sono
le solite colline, le solite foreste e fiumi: siamo davvero
in un posto diverso: da come la gente sulla strada ci guarda,
sembra davvero che di moto, e per di più straniere,
qui ne passino molto poche.
La città presenta, sul
fiume, due castelli (Vecchio - Stary Zamak e Nuovo - Novy
Zamak). Attraversato il fiume, giungiamo in un piazzale dove
riconosco subito (ne avevo visto il disegno sulla guida e
mi era rimasto impresso) il Teatro d'arte drammatica, moderno
e monumentale, dalla caratteristica forma poligonale. Dal
teatro, poco in cima ad un altura, si vede il vicino fiume
Neman. I
punti di ristoro presso il teatro offrono ben poco; torniamo
alle moto e
ci dirigiamo verso la vicina piazza principale, dove sorge
la grande cattedrale Farny.
Ho qualche difficoltà
a percorrere i pochi metri, a causa dei sensi vietati e dei
divieti di sosta (ma perché non ci vai a piedi, direte
voi? Perché, quando sono in moto, ai posti mi piace
arrivarci in moto, finchè possibile) e ad un certo
punto vedo che si avvicina un auto suonando e salutando: guardo
dentro e vedo un ragazzo con un cappellino azzurro con la
scritta ITALIA; il padre abbassa il finestrino e mi grida
di essere italiano (calabrese) e di abitare da anni lì
(la moglie, bielorussia, siede accanto). Bene, italiani anche
qui: inutile cercare di descrivere l'entusiasmo che si leggeva
sui loro volti (da tenere presenti che le nostre moto sono
di nazionalità facilmente riconoscibile, con le bandiere
italiana ed europea aperte e sventolanti).
Infine usciamo dalla città,
ma, dopo aver notato quanto poco costa la benzina, decido
di fare il pieno alle moto prima di entrare in Lituania. Ci
fermiano a un distributore piuttosto grande e comincia la
complessa procedura. Il primo problema è risolto: accettano
le carte di credito (non tutte però). Il secondo problema
è dato dalla strana procedura adottata in Bielorussia
per fare benzina: si paga prima. Avevo sentito già
di qualcosa del genere, ma adesso mi chiedo (e chiedo un po'
in inglese, poco compreso, e un po' a gesti all'addetta) "come
cavolo faccio a sapere quanta benzina entrerà nella
moto"? Alla fine risolvo il tutto con uno stratagemma:
visto che il mio 1500 e il 1800 di Nazzareno consumano quasi
lo stesso (il mio un po' meno a bassa velocità), pago
prima una somma sicuramente superiore al pieno di una moto
ma inferiore a quello di due e con quella benzina faccio il
pieno alla mia moto. Il resto va nel serbatoio del 1800 e,
infine, pago un'altra somma pari alla differenza tra la benzina
entrata nella mia moto e quella già messa nel 1800,
e quindi verso l'ultima benzina nel 1800. Conclusione: due
pieni fatti, alla faccia delle regole locali. Alla fine dell'operazione
l'addetta è un po' perplessa!
Dirigiamo infine verso la frontiera
lituana, attraverso le foreste, felici di aver attraversato
indenni questo passaggio un po' temuto. 
Alla frontiera l'uscita dalla
Bielorussia richiede esattamente un'ora, l'entrata in Lituania
3 minuti! Credo che un interessante sintomo del tipo di paese
che si sta per visitare è quanto tempo ti fanno perdere
in frontiera e anche quanto rispetto dimostrano verso chi
questi controlli deve subire (attesa al coperto o sotto la
pioggia, uffici concentrati o distanti e con controllori differenti).
Entrati in Lituania, dirigiamo
verso la capitale, Vilnius. Per visitarla adotto la mia solita
tattica: dirigo con la moto verso il centro, parcheggiandola
nel punto più centrale possibile, se possibile, e se
non è possibile chiedendo permesso (di solito la polizia
è comprensiva). Da
lì, guida in mano, a piedi in breve tempo si visita
il centro storico (se la città non è molto grande).
Percorriamo quindi una delle strade più antiche della
città, la Pilies Gatve, fino
alla piazza della Cattedrale (Katedros Aixste), con
la statua equestre del Granduca Gediminas.
La città, come le altre
baltiche che visiteremo, è piena di vita; numerosi
turisti e locali che passeggiano per le sue vie, nonostante
la pioggia intermittente.
Per uscirne mi affido un po'
al senso di orientamento, un po' di più al gps (con
le sue scarne e incomplete indicazioni) e molto alle indicazioni
dei locali che, al secondo tentativo, ci indirizzano sulla
giusta via per Riga.
Anche stasera non siamo riusciti
a recuperare il ritardo sulla tabella di marcia (era previsto
un campeggio sul Baltico e la visita serale di RIga), ma,
con tutta l'acqua presa anche oggi era difficile fare di più.
Pazienza! Guidiamo fin quasi al tramonto e ci fermiamo in
un motel proprio al confine con la Lettonia. I
gestori ci fanno mettere le moto in una specie di garage,
talmente piccolo che dobbiamo infilarle una dietro l'altra
e, finita l'operazione, riusciamo a stento a passare dall'uscita.
Purtroppo tale gentilezza non
è seguita da una cena appettitosa: ricorderemo per
tutto il viaggio quella brodaglia disgustosa. Certo, in viaggio
è bene assaggiare i piatti locali, ma da allora in
poi preferiremo un sicuro McDonald's a certa roba.
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