Russia:
San Pietroburgo
(e Budapest, Hrodna, Vilnius, Tallin, Riga,
Varsavia, Czestochowa, Bratislava)
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20.8.2006
- domenica - giorno 9
San Pietroburgo (RUS) (8.48) - Kauksi (EST)
(20.36)
Km 619, viaggio h 12.48
da S.Pietr.a Narva km 170 fatti 3 volte (+km 340, +h
6.30)
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Oggi è il giorno del
rientro. Decidiamo di non aspettare i russi che ci hanno promesso
di scortarci fin fuori la città; partiremo prima, in
modo da arrivare in frontiera prima del gruppo e sbrigarci.
Partiti dal campeggio prima delle 9, attraversiamo San Pietroburgo
abbastanza agevolmente (ormai l'ho attraversata tante volte
che mi sembra di conoscerla), qualche difficoltà solo
per individuare la via per Narva: ci troviamo sulla via per
Mosca e, al secondo tentativo, riusciamo a imboccare la quasi
parallela per l'Estonia.
Poco male per l'errore: questo
ci permette di ammirare il maestoso arco di trionfo (posto
all'inizio della via per Mosca), della porta di Mosca, eretto
nel 1838 per commemorare le vittorie russe in Persia, Turchia
e Polonia.
Usciti quindi definitivamente
(crediamo) da San Pietroburgo, riprendiamo la strada verso
la frontiera, che ci aveva condotto qui 3 giorni fa. A 2 km
dalla frontiera, dei poliziotti (o qualcosa del genere) ci
fanno cenno di entrare in una stazione di servizio. Io credo
che sia per consigliarci di fare benzina, visto che qui costa
poco, e mi chiedo "ma che cosa gliene importa a loro?"
seguito da un incerto "ma che gentili!". Tanto io
lo avrei fatto lo stesso: a questi prezzi non esco certo dalla
Russia senza aver riempito il serbatoio fino all'orlo! Ma,
usciti dalla stazione di servizio, ci bloccano nuovamente
facendoci capire che ci manca qualcosa. Torno indietro e capisco
che c'è da comprare un bigliettino che non ricordo
bene cosa attesti, credo il pagamento di una tassa, pochi
euro comunque.
Dopo il solito stop "traditore"
(che ricordavo bene dall'andata), arriviamo quindi al primo
controllo di dogana: consegnamo i bigliettini appena comprati
a un tizio in mezzo alla strada, superiamo come al solito
la lunga fila di auto e camion e ci avviciniamo al primo gabbiotto
dove l'addetta ci chiede i passaporti. Già ... i passaporti.
Consegno il mio mentre Nazzareno cerca il suo. Ritiro il mio
mentre Nazzareno sta ancora cercando il suo. Lo cerca ancora.
Infine ... capisce! E' rimasto in albergo!!! Non riferisco
in questa sede i suoi commenti ...
Telefoniamo all'albergo (di
cui ho memorizzato il numero sul cellulare) ed abbiamo la
conferma che l'addetta alla reception, che al momento della
restituzione delle chiavi dormiva, si è dimenticata
di restituire il passaporto a Nazzareno (io, che dormivo in
campeggio, lo avevo ripreso subito, il primo giorno). Chiedo
all'albergo se è possibile consegnare il passaporto
a qualche motociclista che sta partendo adesso diretto verso
l'Estonia (in modo da riconsegnarcelo qui in frontiera, senza
tornare indietro), ma sembra che siano già tutti partiti
(oppure non si prendono la responsabilità). Dalla Russia
senza passaporto non si esce; provo, poco convinto, con le
fotocopie (che abbiamo di tutti i documenti), ma ovviamente
non bastano.
C'è poco da fare, Nazzareno
deve tornare all'albergo a riprendere il suo passaporto e
ovviamente, in queste circostanze, non lascio solo il mio
compagno di viaggio. Si torna indietro, non è ancora
il momento di lasciare la Russia! Sono le 12.17: altri 340
km e circa 6 ore mezzo (andata/ritorno). Non me la prendo
più di tanto: in fondo sono in moto, in Russia e non
piove, e sto per attraversare di nuovo (passando sempre per
il centro) una delle città più belle del mondo.
Lungo la strada per tornare
a San Pietroburgo incrociamo diversi gruppetti di Gold Wing,
partiti dopo di noi, diretti anche loro verso l'Estonia. Insieme
ai saluti leggo sui loro volti dell'incredulità: si
staranno chiedendo cosa cavolo stiamo facendo! Dopo poco più
di 3 ore, riprendiamo il passaporto in albergo, mangiamo qualcosa
per strada e ritorniamo indietro.
Questo piccolo "incidente"
ci regala però un'esperienza che, in questi 3 giorni
di giri in Russia, ci è mancata: le multe. Ne becchiamo
due: una all'andata e l'altra al ritorno. In entrambi i casi
si tratta di passaggio in "area urbana" (le solite
4 case che se non mettono il cartello si potrebbero anche
non notare). In entrambi i casi il poliziotto si mette con
la sua brava pistola puntata (radar, per fortuna) pochi metri
prima del cartello che indica la fine del limite di velocità
(che in Russia, ricordo, è di 60 in città).
La prima volta sto andando a 92 km/h (la mia velocità
normale, praticamente non ho rallentato in "città").
Il poliziotto ci fa cenno di accostare (io come al solito
sono in testa, ma ovviamente si ferma anche Nazzareno). Mi
mostra la pistola radar con indicata la mia velocità;
allargo le braccia abbozzando un sorriso e ammettendo senza
riserva il mio errore (dopo aver finto di non sapere che ero
in città, rispettando quindi il limite generale di
90 km/h; ma è inutile poiché il poliziotto mi
mostra subito il cartello dei 60). "Naturalmente"
multano anche Nazzareno, anche se la sua velocità ovviamente
non è stata rilevata. E qui metto in atto la "commedia"
preparata dall'Italia. Ci sarebbe da pagare la multa, in rubli,
e andando in città in banca a fare il versamento! Non
se ne parla proprio, non possiamo perdere tutto questo tempo!
Lo faccio capire al poliziotto che, per la verità,
dimostra di non aver molto bisogno di essere convinto. Mi
fa cenno di entrare nell'auto; porto con me il borsello con
dentro, già pronte dall'Italia per questa occasione,
un po' di banconote da 5 euro. Dico a Nazzareno di aspettare
fuori e lasciare fare a me. Tiro fuori una banconota da 5,
poi, osservando la sua reazione, un'altra: siamo infatti in
2 a essere multati; sto per concludere, quando arriva Nazzareno
(impaziente) con una banconota da 10! Adesso la "multa"
non è più 5+5, ma 10+10. Va bene lo stesso,
ce la siamo cavata alla svelta. Promettiamo al poliziotto
di andare piano, salutiamo e ripartiamo.
La seconda multa la becchiamo
al ritorno; dopo la prima, sto attento a tutti gli attraversamenti
urbani, anche perché noto molta polizia in giro. Supero
il punto (che ho segnato col gps) dove ci hanno multato alcune
ore prima, ma, anche stavolta pochi metri prima della fine
della "città", ci beccano col radar. Solita
storia (andavo a 84 km/h), ma stavolta il giovane poliziotto
ha l'aria di voler davvero farci la multa in rubli. Gli mostro
i passaporti col visto che scade tra poche ore, insisto e
alla fine accetta, per la multa da 150 rubli a testa (sono
4,5 euro), la solita banconota da 5 euro (per ciascuno).
Arrivati vicino alla frontiera,
dico all'addetto alla vendita dei bigliettini che lo avevo
già comprato 6 ore fa e lo stesso a quello, poco più
avanti, addetto al ritiro. L'addetta al controllo dei passaporti,
appena ci vede ci riconosce e ci saluta con un sorridente
"Italiani!". In frontiera troviamo una lunga fila
e una coppia di svedesi con una Gold Wing, anche loro di ritorno
dal raduno. Spiego loro che non c'è bisogno che restino
in fila con le auto, poichè anche i doganieri russi
lasciano passare le moto senza problemi. Ma loro non se la
sentono di superare la fila (o forse siamo noi italiani così?);
li salutiamo e passiamo avanti. Sono quasi le 19: il viaggio
continua.
L'attraversamento della frontiera
richiede circa un'ora, quasi tutta per uscire dalla Russia.
Rimettiamo indietro di un'ora l'orologio: sono di nuovo le
19, abbiamo quasi due ore di luce. Voglio provare a recuperare
almeno in parte il ritardo sulla tabella di marcia e, visto
che non piove ...
Proseguiamo lungo la strada
costiera per circa 50 km e poi dirigiamo verso l'interno,
verso il grande lago dei Ciudi (o Peipus, russo Chudskoje,
estone Peipsi), la via più breve per Riga. Ogni tanto
c'è qualche lavoro in corso, con tratti strada sterrata,
ma niente di particolarmente impegnativo, nemmeno per le nostre
moto.
Arrivati sul lago Peipsi, ci
troviamo di fonte ad un tratto di strada in rifacimento diverso
dal solito. Qui infatti non c'è il solito sterrato,
nè della ghiaia da affrontare con un po' più
di attenzione. No, qui c'è solo la massicciata, composta
di grossi sassi. Sono incerto su cosa fare: questa è
l'unica strada per andare verso sud: evitarla vorrebbe dire
tornare indietro e fare una deviazione di oltre 40 km. Decido
di provare (Nazzareno aspetterà dietro l'esito del
tentativo): innesto la prima e affronto i primi sassi con
la massima prudenza e concentrazione possibile: sento subito
che l'anteriore se ne va per fatti suoi e non c'è modo
di controllarlo. La moto affonda tra le grosse pietre, si
piega sulla sinistra e si adagia per terra. Niente da fare!
Faccio cenno a Nazzareno che non è possibile procedere.
Rialziamo la moto (in queste condizioni, con la moto affondata
nei sassi, non riesco a raddrizzarla da solo): nessun danno
alla moto, grazie alle protezioni di serie.
Ormai è tardi, la deviazione
la faremo domattina: vedo alcuni campeggi segnati vicino sulla
carta. Torniamo indietro di 4 km e ne troviamo uno, proprio
sul lago, nella foresta. Sono le 20.36, molto tardi per i
parametri locali; infatti sembra tutto chiuso. Ma, chiamando,
qualcuno ci viene incontro: ci dicono di mettere le tende
dove ci pare (non se ne vede nessun'altra in giro, solo alcuni
bungalow). Il bar/ristorante è chiuso: l'unica cosa
da mangiare sono delle pizze surgelate che una ragazza (l'unica
che capisca un po' di inglese) ci prepara poco dopo. Il conto
totale è da ricordare: tenda e cena 3 euro a testa!
Ormai è buio, ma andiamo
lo stesso a vedere il vicino lago. Sull'altra sponda c'è
la Russia: il lago è calmo, si intravede una grande
spiaggia, non c'è nessuna luce.
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