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Sei in: MOTO - RUSSIA - DIARIO DI VIAGGIO - GIORNO 6
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Russia: San Pietroburgo
(e Budapest, Hrodna, Vilnius, Tallin, Riga, Varsavia, Czestochowa, Bratislava)

17.8.2006 - giovedì - giorno 6
Narva (EST) (8.15) - San Pietroburgo (RUS) (14.54)
Km 172, viaggio h 5.39 +
km 96, h 4.14

E' il giorno: oggi si entra in Russia! Se dicessi di non essere emozionato mentirei.

Ci avviamo verso il confine, segnato dal fiume. Ci arriviamo in 5 minuti (siamo sempre dentro Narva); ci fermiamo al primo cancello. C'è un box con un cambiavalute: prima dico no alla sua richiesta, poi ci ripenso e faccio bene, poiché un po' di rubli ci serviranno già per una tassa in frontiera. Noto una lunga fila di pedoni che si apprestano ad attraversare il ponte, nella "terra di nessuno", tra la dogana estone e quella russa. Accanto a noi aspetta uno dei pochissimi motociclisti locali incontrati, su un ciclomotore di marca "Riga".L'uscita dall'Estonia richiede una ventina di minuti; percorriamo quindi il ponte (avanzando di un'ora) e mettiamo piede (e ruote) in Russia: adesso comincia il bello!

Primo controllo, ore 9.49. Non mi ricordo esattamente tutta la sequenza, ma mi sembra si cominci con qualcuno che ci dà il solito modulo in cirillico da compilare: ovviamente non ci capiamo niente e al secondo (o terzo) controllo finalmente qualcuno con più buon senso (o più moduli) ce ne dà uno in inglese. Somiglia a quello bielorusso, forse è proprio lo stesso. Qui almeno non piove e comunque siamo al coperto: lo compiliamo quindi abbastanza facilmente. Poi si passa tra militari, controlli ai bagagli (pochi, per la verità), documenti vari. Ben pochi parlano inglese e chi lo parla dimostra di conoscerne poche parole. Il visto è a posto, per fortuna. So già di dover fare l'assicurazione per la moto, poiché la Russia non fa parte del sistema della Carta verde, quindi quando l'addetta comincia a parlare (tutto in russo!) mostrando la carta di circolazione della moto e facendo capire che manca qualcosa, afferro al volo e chiedo cosa devo fare, mostrando i (pochi) rubli e gli euro. Mi mandano nei vicini uffici. Va bene, penso, ci sarà un altro impiegato (come al solito) che svolge questa funzione. Ma l'impiegato non c'è! Si tratta credo di un dipendente di un'assicurazione che svolge questo servizio. Fortuna che siamo arrivati al confine quasi alle 10: se fossimo giunti la sera avremmo dovuto aspettare tutta la notte! Non siamo gli unici ad attendere: c'è un winger tedesco, anche lui diretto al raduno di San Pietroburgo. Dopo un po' l'impiegata dell'assicurazione arriva e ci fa il documento necessario. Paghiamo senza problemi in euro, anzi addirittura ce ne cambia anche qualcuno in più perché intanto ho scoperto che l'addetta alla dogana chiede una piccola tassa in rubli.

Sono le 11.19: solo un'ora e mezzo per entrare in Russia. Temevo peggio. Passata la frontiera, noto subito il cambiamento. C'è un'aria quasi di abbandono, degrado. Gente per strada, che non si sa bene cosa aspetti e stia facendo, forse niente. In tutto questo la mia moto spicca come un pugno nello stomaco. Sono solo: Nazzareno tarda ancora pochi minuti, per l'ultimo controllo. Mi raggiunge e poco dopo anche il tedesco. Dovrebbero esserci anche i russi, ma non si vede nessuno. Prendo un po' di tempo, pulendo un po' la moto, ma alla fine, non vedendo ancora nessuno venuto ad accoglierci, decido di dirigermi verso San Pietroburgo. Il tedesco si accoda volentieri.

Do alcune semplici raccomandazioni prima di partire: "io in testa, rispetto assoluto delle indicazioni stradali, attenti agli stop, soprattutto a quello che troveremo tra poche centinaia di metri". Infatti, dopo meno di un km, c'è uno stop, su un rettilineo, che se non ne avessi letto prima di partire forse non me ne sarei nemmeno accorto. Mi fermo (e gli altri due dietro) e dopo un po' (il trucco è quello, non uscire subito per vedere se i malcapitati si muovono senza permesso e poi ...) esce un poliziotto che ci chiede le patenti (internazionali): gli basta questo, non gli serve il passaporto. Ripartiamo. La strada è piuttosto dissestata e quindi non è difficile rispettare i 90 km/h del limite di velocità.Nell'attraversamento delle città il limite è 60.

Ho detto città, ma in effetti, tranne una, non troveremo vere città fino alla periferia di San Pietroburgo: solo villaggi, con case di legno, orti e poca gente che vende i prodotti dei propri orti su piccolissimi banchetti davanti a casa. Il tutto dà l'impressione di una diffusa povertà. In queste condizione di "scarsa urbanizzazione" devo fare attenzione a rallentare ogni volta che entro in queste "città", ma lo faccio: non voglio problemi.

Dopo un po' la strada migliora e la seconda parte dei circa 140 km che ci separano dall'ingresso in San Pietroburgo procede con meno scossoni.

Arrivati in città, si presenta il problema di attraversarla per raggiungere la sede del raduno, l'hotel-campeggio Olgino, posto a nord di San Pietroburgo (noi arriviamo da sud e non c'è una circonvallazione completa): essendo senza le guide russe e senza mappe dettagliate del gps, mi affido alla vecchia cartina; ma attraversare una città di quasi 5 milioni di abitanti, così vasta e con un simile traffico non è semplice. Vado per un po' "a naso" e poi, fermo in fila ad un semaforo, vedo un grosso fuoristrada, dai vetri scuri, accanto a me. E' la classica macchinona che in televisione spesso è associata ai boss locali, arricchiti magari con affari non completamente leciti. Comunque noto che lui mi osserva, leggermente incuriosito: faccio un cenno, si abbassa un finestrino e gli chiedo la strada per raggiungere l'hotel-campeggio Olgino. Mi dà alcune indicazioni, ringrazio, ci penso un po', ma mi rendo conto che forse non basteranno (San Pietroburgo è talmente grande e piena di ponti) e noi stiamo solo all'inizio, e quindi ne chiedo ancora. Mi fa cenno di seguirlo ... e qui comincia l'avventura.

In questa occasione capisco come guidano i russi: da pazzi! Al verde parte a razzo e noi tre ci buttiamo all'inseguimento. La velocità è spesso superiore ai limiti, e non di di poco. Le strade di San Pietroburgo sono ampie, ma piuttosto trafficate. L'unica cosa buona è che segnala sempre con buon anticipo le svolte, ma vi assicuro che non è stato semplice stargli dietro, soprattutto nelle curve affrontate ad alta velocità, con gli infidi (e piuttosto sconnessi, ma non deragliano mai?) binari dei tram sempre lì a metterci in difficoltà durante le pieghe. In 25' attraversiamo oltre 10 km di città, da sud a nord! Circa metà del tempo che ci metterò nei giorni successivi ...

Imboccata la strada che porta, ormai diritta, verso l'Olgino, ci saluta e se ne va. Ben presto siamo fuori dalla città e la strada diventa un'ampia autostrada, finalmente comoda e ben asfaltata (la stanno rifacendo proprio in questi giorni), con una particolarità che mi colpisce. Sarà forse perché in Russia non hanno problemi di spazio, ma tra le due carreggiate non c'è il solito spartitraffico; non c'è nemmeno uno spazio vuoto, con un prato o una siepe come talvolta accade; no, c'è un bosco. Tra le due carreggiate ci sono in certi punti quasi 100 metri! Uno scontro frontale è praticamente impossibile.

I russi, anche se non ci hanno aspettato in frontiera, hanno almeno reso noto le coordinate della sede del raduno; quindi, col punto memorizzato sul gps, sono tranquillo di arrivarci. Infatti, finalmente (sono quasi le 3 del pomeriggio), lo vedo. Siamo arrivati!

Si tratta di un complesso molto grande, con un albergo e un ampio spazio per campeggiare nella foresta (e' uno dei pochi campeggi della Russia). Nell'ampio piazzale d'ingresso sono presenti già diverse moto (alla fine saremo oltre 200) provenienti da tutta Europa, dal Portogallo alla Norvegia, oltre ovviamente ai Russi, arrivati fin da Vladivostok. Formalizzata l'iscrizione (qui accettano tranquillamente gli euro e trovo anche una russa dell'organizzazione che parla perfettamente italiano), monto la tenda e comincio a incontrare degli amici, di varia provenienza. C'è già un discreto gruppo di italiani (saremo in tutto 11 moto): la maggior parte è arrivata (fin da lunedì) dalla vicina Finlandia, dove c'è stato un analogo raduno l'ultimo finesettimana; alcuni con un giro organizzato, passando anche da Mosca; altri, come noi, direttamente dall'Italia. Si mangia e si beve qualcosa insieme, assaporando gli arrosti preparati nella cucina da campo allestita nel piazzale per l'occasione. Per la serie "il mondo è piccolo" uno degli italiani mi informa di aver incontrato due miei amici in moto: uno in Romania e un altro a San Pietroburgo alcuni giorni fa.

E, soprattutto, finalmente non piove!

Decido di vedere com'è la situazione rifornimento di carburante: faccio un giro nei dintorni e mi rendo conto che non accettano le carte di credito nè gli euro; cambio quindi un po' di euro nel raduno (gli organizzatori hanno previsto un servizio di cambio ad un tasso molto conveniente, senza alcuna spesa extra) e faccio il pieno.Ora sono più tranquillo. La sorpresa più piacevole è però il prezzo al litro della benzina: 60 centesimi!!!!!

Riposo un po' in tenda, perché stasera è prevista la "sfilata delle luci", e qui a San Pietroburgo si farà davvero tardi.

Ma, prima di cominciare a visitare San Pietroburgo, credo sia opportuno spendere qualche parole sulla storia di questa città.

San Pietroburgo fu fondata dallo zar di Russia Pietro I il Grande nel maggio 1703. A quel tempo la Russia aveva solo due accessi al mare: il Mar Nero a sud, controllato però dai Turchi, e il porto di Arcangelo a nord, bloccato dai ghiacci per molti mesi l'anno. Lo zar voleva creare un avamposto verso l'Europa, contrastando la potenza navale della Svezia. La zona era paludosa e furono affrontate imponenti opere di bonifica e consolidamento del terreno.
Pietro il Grande varò diverse misure per favorire la crescita della città, come l'obbligo di risiedervi per la nobiltà, la proibizione dell'uso del legno consentendo solo quello delle pietre (che invece veniva vietato nel resto del Paese), il trasferimento della capitale da Mosca (1712). Lo zar la battezzò con un nome tedesco/olandese: Sankt Petersburg. Nel 1914 il nome fu russificato in Pietrogrado (a causa della guerra con la Germania), nel 1924 Leningrado, nel 1991 (in seguito a referendum) torna al nome originario di San Pietroburgo (in russo Sankt Peterburg). Conta 4.670.000 abitanti (cens. 2002).

Alle 23, puntuali, partiamo tutti in gruppo. Sono un mototurista che viaggia normalmente da solo, rifugge dalla confusione e ama la tranquillità. Ma vi assicuro che un'esperienza come questa rimarrà impressa nella mia mente: quasi 200 Gold Wing, con tutte le "luminarie" accese e le bandiere al vento, che attraversano festose una delle città più belle del mondo, illuminata anch'essa in una magnifica notte d'estate, su è giù per i suoi ampi e scenografici viali!

Parcheggiamo le moto in piazza Lenin, sulla Neva. Da lì si ha un magnifico panorama sui ponti di San Pietroburgo che, ogni notte, all'una, si aprono in sequenza per permettere il passaggio delle navi. Consiglio di non perdere questo spettacolo, molto suggestivo, anche per l'accurata illuminazione.

Mentre aspettiamo, un russo ci invita ad un giro supplementare in moto: detto, fatto; saltiamo in sella e via per i viali della città, con un gruppetto più ristretto, completando il giro con una magnifica "parata" notturna lungo la Nevskij Prospekt, il viale principale della città, suo autentico cuore pulsante, pieno di vita anche a quell'ora (è quasi l'una di notte), lunga 4,5 km e larga da 25 a 60 m.

Rientriamo a piazza Lenin giusto in tempo per vedere lo spettacolo dell'apertura dei ponti. Addirittura passiamo sull'ultimo ponte quando già ci sono le transenne per chiuderlo (ma la polizia ci fa cenno di passare) e vedo nella specchietto che comincia ad alzarsi appena lo superiamo!

Ritorniamo al campeggio alle due passate, ma ne è valsa la pena! 40 km percorsi in moto su e giù per le strade di San Pietroburgo!

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