SVEZIA:
IL RICHIAMO DELLA FORESTA
Un finesettimana al circolo polare
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14.7.2005
- giovedì - giorno 2
Egestorf (Sud Amburgo) (D) (7.44) - Stoccolma
(S) (20.58)
Km 1.157, viaggio h 13.14 |
Tabella
di marcia |
La mattina dopo, ben riposato,
parto verso la Danimarca, che decido (come le volte precedenti)
di attraversare mediante il sistema di ponti che la collega
alla Svezia: non mi piacciono i traghetti e, finché
è possibile, preferisco compiere tutti i miei viaggi
via terra, usando la moto.
E' sempre bello percorrere questo capolavoro
dell'ingegneria umana: prima il ponte che unisce la penisola
della Jutland all'isola di Fyn (scavalcando il Piccolo Belt), poi
quello che congiunge Fyn all'isola di Sjaelland (sul Grande
Belt),  infine
quello tra quest'ultima e la Svezia (attraverso l'Oresund),
col tunnel sottomarino.  
E, finalmente, vedo la Svezia! Una
barca a vela passa sotto l'ultimo ponte.
Giunto in Svezia, prima ancora di assaporarne
il paesaggio, un incontro mi ricorda che qui è bene
che stia attento all'acceleratore; infatti un poliziotto in
moto mi sorpassa e mi precede per un po', mentre (per fortuna)
rispetto rigorosamente il limite; dopo
un po' esce ad uno svincolo.
La prima cosa che mi colpisce della Svezia
è il paesaggio: provo un senso di ampiezza, grandi
spazi verdi, prati, strade ampie; tutto questo dà proprio
la sensazione di un paese grande, soprattutto in rapporto
alla scarsa popolazione.
Prati e coltivazioni caratterizzano il paesaggio
nella parte meridionale, ma ben presto, andando verso nord,
comincia la foresta: prima più rada, poi sempre più
fitta e ampia, fino ad essere dominante nel nord. Mi emoziono
ad attraversarne i primi lembi, su quest'autostrada ampia,
a tratti anche a tre corsie per senso di marcia. Noto
dei miglioramenti alla strada dal mio viaggio di due anni
fa a Capo Nord: aggiunti alcuni nuovi tratti di autostrada.
Ben presto arrivo al primo dei grandi laghi
svedesi: il Vattern. L'autostrada ne costeggia comodamente
il lato orientale, fornito
di numerosi porti turistici; noto
molte barche a vela. Mi colpisce il colore dell'acqua, di
un blu scuro.
Mi fermo presso un antico castello ad
ammirare l'isola di Rokinge, lunga, stretta e sabbiosa: il
posto ispira una grande pace.
Lasciato il lago Vattern, mi dirigo verso la
costa del Baltico, sempre tra prati e foreste, quando,
improvvisamente, il mio gps si spegne senza più riaccendersi.
Mi fermo a controllare, ma non c'è niente da fare e
mi tocca affidarmi per tutto il resto del viaggio alla cara
vecchia cartina (che porto sempre con me): ho un attimo di
smarrimento, qui, solo, a 3.000 km da casa e con altri 6.000
da farne, proprio prima dell'attraversamento di una grande
città come Stoccolma. Sono oltre 6 anni che giro in
moto per l'Europa col gps, e questo contrattempo mi dà
fastidio, anche se comunque me la caverò anche senza.
Arrivato nei pressi di Stoccolma, trovo un
bel campeggio (Bredang) nella sua periferia sudoccidentale, in
bella posizione sul Malaren, il grande e frastagliato lago
posto a ovest della capitale svedese. Il campeggio è
anche collegato con mezzi pubblici alla città e potrei
approfittarne per visitare Stoccolma, ma preferisco riposare:
nel mio tipo di viaggio non c'è molto spazio per le
città.
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