ALBANIA
Così vicina, così lontana
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4.6.2006
- domenica - giorno 4
Durazzo (8.40) - Lago di Ohrid (MK) - Durazzo
(19.47)
Km 402, viaggio h 11.07, guida h 7.18 |
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Dopo il primo giro in Albania (a nord) fatto
tutti insieme, il secondo (a sud) fatto da solo, per il terzo
giorno il mio programma preve di andare a est, verso le montagne
e la zona dei laghi. La mattina guardo ansiosamente il cielo,
ma non ho bisogno di aprire la finestra per sapere che piove:
me lo annunciano i tuoni per buona parte della notte! E il
tempo non promette nulla di buono: un muro di nubi tutto intorno
a noi.
Ma la voglia di girare in moto è forte
e così, dopo un rapido sondaggio a colazione, si organizzano
due gruppi: in 4 andranno (tempo permettendo) a Tirana (pochi
km di superstrada) in 3 (io, Michele e Nazareno) arriveremo
fino in Macedonia (lago di Ohrid).
Ci si copre con gli antipioggia e si parte;
dovremo tornare prima delle 21, ora prevista per l'inizio
delle operazioni di imbarco del traghetto che ci riporterà
in Italia.
Dopo la veloce strada costiera verso sud, a
Rrogozine prendiamo la strada verso l'interno. Superiamo il
fiume Shkumbin con uno stretto e dissestato ponte.
Adesso abbiamo da risalire (fin quasi al lago
di Ohrid) la valle dello Shkumbin, il
più lungo fiume interamente in Albania, che attraversa
da est a ovest.
Dopo qualche esitazione iniziale, la strada
diventa buona e, invogliato dalle ampie e belle curve che
seguono il corso del fiume, in una continua, esaltante e ripida
salita (pendenze medie del 7 %), mi concedo qualche libertà
velocistica.
Ma ben presto vengo bruscamente riportato alla
realtà: proprio al culmine del tratto migliore di strada
(asfalto ottimo, curve ben raccordate) affronto un dosso,
leggero ma sufficiente a impedire di vedere cosa c'è
oltre. Appena arrivato in cima, noto con sgomento che l'asfalto
... non c'è più! La strada è letteralmente
finita, ingoiata da una specie di sentiere sassoso e fangoso
costellato di buche e crateri, dove perfino i camion procedono
a zig zag per non restare impantanati. E tutto ovviamente
senza nessun cartello segnalatore. Da 100 km/h a 0 in pochi
secondi! Vi sia di monito, se andrete in Albania.
Per fortuna i miei due amici (sono senpre io
a fare da battistrada) mi vedono frenare e riescono anche
loro ad evitare il pericolo.
Prima di arrivare al lago, posto a m 690, dobbiamo
valicare una catena di montagne alte 1.000 metri che lo circondano.
Decido di entrare in Macedonia (il lago è diviso tra
Albania a sud ovest e Macedonia a nord est) e di compiere
il giro del lago in senso orario.
Il passaggio di confine non è difficile,
ma un po' farraginoso. Primo
controllo (di polizia) all'uscita dall'Albania, poi secondo
controllo (di dogana) ancora in uscita dall'Albania: qui ci
chiedono di pagare 1 euro per ogni giorno di permanenza in
Albania. Il tutto ovviamnte dopo aver mostrato tutti i documenti
fatti all'ingresso a Durazzo. L'ingresso in Macedonia è
relativamente più semplice: per fortuna la carta verde
dell'assicurazione moto vale anche qui, quindi tutto è
a posto e non si paga nulla.
Liberatici della burocrazia, ammiriamo il lago. Passiamo
dalla cittadina di Struga, da dove esce l'emissario, il
fiume Drin, il più lungo d'Albania (qui in Macedonia),
che termina il suo corso presso Scutari, visitata il primo
giorno. Arriviamo quindi nella città principale del
lago, Ohrid, la più bella città della Macedonia.
Parcheggiate le moto, facciamo
due passi in centro, ammirando le caratteristiche case della
città. Noto
anche l'esposizione della tradizionale bandiera macedone, che
non è quella ufficiale a causa della persistente opposizione
della Grecia al suo uso (oltre che perfino all'uso del nome
"Macedonia").
RIpreso il giro, costeggiamo il lato orientale
del lago. Le
montagne che lo circondano presentano ancora tracce di neve.
Poco prima di varcare nuovamente il confine
con l'Albania, decido di passare dal monastero di Sveti Naum
(IX sec.). E'
posto in una bella posizione sul lago, con
le montagne che incombono vicine; l'antica
chiesa a croce greca al centro
e le celle dei monaci tutte intorno.
Rientrati in Albania, nuovo
controllo documenti (stavolta un po' più veloce, ma
ci fanno pagare nuovament i 10 euro di tassa per l'entrata
in Albania), e
costeggiamo la costa meridionale del lago. sferzata
da un vento da nord abbastanza forte.
Passiamo dalla città di Pogradec, con
frequentate spiagge, e noto i numerosi venditori ambulanti
che offrono dal bordo della strada il pesce appena pescato
(il lago è molto pescoso).
Il giro si avvicina alla fine: vedo già
il promontorio di Lin,
l'ultimo paese prima di riprendere la strada verso Durazzo.
Riprende a piovere, decidiamo quindi, di non passare da Lin
e affrontiamo la salita per superare l'orlo di montagne che
circondano il lago; ma ecco che, improvvisamente, proprio
mentre do l'ultimo sguardo al lago, smette di piovere ed esce
il sole: il risultato è questo. 
Riprendiamo la strada per Durazzo. Poco dopo
Elbasan, però, devio a destra per Tirana. Lasciamo
l'ampia valle del fiume Shkumbin e
superiamo una tratto montuoso che ci separa dalla capitale.
Arrivati a Tirana, ci dirigiamo verso piazza
Skanderbeg, il cuore della città. Vi convergono i principali
viali cittadini e la circondano la Moschea di Haxhi Ethem
Bey (1794-1823), il
palazzo della cultura (1960-1966), il
museo storico nazionale (con un grande mosaico raffigurante
la lotta per l'indipendenza), e,
ovviamente, la grande statua equestre dell'eroe nazionale
Gjergj Kastrioti Skanderbeg (1405-1468). Tutti monumenti però
meno ammirati delle moto, durante la nostra permanenza.
Da Tirana a Durazzo la solita veloce superstrada.
Ci reincontriamo tutti all'albergo Mediteran e,
sotto la pioggia (il maltempo non
ci abbandonerà fino all'imbarco),
ci dirigiamo verso il traghetto. Stavolta ci fanno salire
per primi.
Legata come al solito la moto, vado
subito a dormire: è stata una giornata intensa.
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