ALBANIA
Così vicina, così lontana
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3.6.2006
- sabato - giorno 3
Durazzo (9.17) - Sarande - Durazzo (22.19)
Km 496, viaggio h 13.02, guida h 10.55 |
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Il giorno più bello, più esaltante,
più pericoloso. Una vera avventura, affrontato forse
in modo un po' incosciente, ma con grande entusiasmo.
Si parte tutti insieme, con un certo ritardo,
che mi innervosisce un po', poiché so che, viste le
condizioni delle strade, i 500 km programmati hanno bisogno
di circa 12 ore, e quindi rischiamo di tornare a Durazzo col
buio. Per non pensarci, nell'attesa che gli altri completino
la colazione lavo perfino la moto (cosa
assolutamente inutile, con tutto il fango presente sulle strade
albanesi).
Diretti verso sud, passiamo vicino alla zona
delle spiagge di Durazzo, piena di numerosi alberghi, molti
in costruzione. La strada è buona, una specie di superstrada, con
gli svincoli sostituiti da rotonde. Ma, arrivati a Lushnje,
ricominciano i tratti dissestati.
Comunque, prima ancora di arrivare a Lushnje,
non ce la faccio più a tenere il ritmo dei miei compagni:
si sta davvero facendo tardi, devo prendere una decisione
oppure il giro programato salta. Decido di proseguire da solo,
nonostante tutti i consigli di non girare in questo paese
da solo. Ma la voglia di esplorare è troppo forte:
non so quando potrò tornare qui, quindi non voglio
farmi sfuggire l'occasione e decido di accelerare (in effetti
mi basta non rallentare) e ben presto resto solo. Tanto con
gli altri c'è Marcello S., che conosce l'Albania e
la strada, quindi non ci saranno problemi per loro. Un paio
di telefonate per controllare le rispettive posizioni e ci
diamo appuntamente a cena in albergo.
A proposito della velocità, oggi rispetto
meno i limiti albanesi (40 km/h in città e 80 fuori),
poiché mi è stato detto che la polizia ha ricevuto
l'ordine di non "scocciare" gli stranieri. E in
effetti, quando mi hanno fermato, è stato solo per
fare due chiacchiere. Non mi hanno mai chiesto i documenti
e mi hanno sempre salutato (in italiano) con ampi sorrisi.
A Fier la strada peggiora ancora; sono
ormai vicino alla baia di Valona, la
terra che fin da piccolo, nelle giornate serene, ho visto
"dall'altro lato" dell'Adriatico. Sono emozionato:
è un sogno che si realizza.
Entro in Valona: la
trovo cambiata da quando la visitai circa 15 anni fa. Si vedono
meno case cadenti, un notevole rinnovo urbano; si sente in
giro molta vitalità. Visito la
Moschea Rossa e
poi mi dirigo verso il lungomare, con l'ampia vista sulla
baia  e
l'isola di Saseno (Sazan). A
sud si erge il promontorio che chiude la baia, di fronte all'isola
di Saseno: è
proprio quello che vedo da casa mia, ma adesso sono dall'altra
parte!
Mi dirigo ancora verso sud, attraversando una
bella zona di spiagge, molto frequenate dai locali (complice
credo anche la giornata semifestiva). Ma
ormai si staglia di fronte a me la catena di montagne che
dovrò valicare per proseguire verso Sarande. Sono montagne
non altissime, ma ripide, molto vicine al mare, che paiono
talmente compatte da non lasciare immaginare dove la strada
si aprirà un passaggio.
Ma il passaggio ovviamente c'è e, attraverso
un paesaggio di selvaggia bellezza, giungo
al valico di Llogaraja (m 1.055). Di
passi ne ho valicati tanti, anche ben più alti di questo,
ma la particolarità di Llogaraja è che i suoi
oltre 1.000 m si trovano vicinissimi al mare, distante meno
di 3 km, tant'è
che posso vedere le spiagge sotto di me. E'
impressionante osservare il ripido fianco della montagna scendere
dai 1.000 m dritto fino al mare. Anche
la discesa è da ricordare: un fitta serie di curve
e tornanti, in uno spazio ristretto, mi riportano quasi al
livello del mare.  
Dopo il valico, si vedono Corfù e le
isole greche vicine, ma
lo spettacolo più bello è la "Riviera Albanese"
che si distende davanti a me. Nubi
minacciose scendono dalle montagne a picco sul mare, ma
il pericolo maggiore non è certo la pioggia (che cade
ogni tanto, ma non forte), bensì le condizioni della
strada, la statale ionica, costruita negli anni trenta durante
l'occupazione italiana e che da allora mi pare abbia ricevuto
ben pochi interventi di manutenzione. In certi punti è
davvero di difficile praticabilità, almeno per una
moto prettamente stradale come la mia, e nell'attraversamento
dei villaggi (molto pittoreschi) è ancora peggio, con
ampi tratti dove l'asfalto non c'è proprio o è
disseminato di buche tali da costituire un serio pericolo,
anche tenendo conto della notevole pendenza.   Passo
da Dhermi, Himare e
infine la bella e frastagliata insenatura di Palermo, sede
anche di una base militare.
Ormai però si è fatto tardi:
ogni volta che mi fermo a parlare con qualcuno (quasi tutti
parlano almeno un po' l'italiano) chiedo quanto ci vuole per
arrivare a Sarande (la fine della litoranea) e le risposte
non mi incoraggiano. Facendo alcuni rapidi calcoli mi rendo
conto che tornerò all'albergo col buio, cosa assolutamente
non raccomandabile viste le condizioni delle strade. D'altra
parte so già quale sarà il tratto che affornterò
col buio, cioè lo stesso iniziale di questa mattina,
piuttosto dissestato in alcuni punti.
Cerco di aumentare il ritmo, finchè
possibile e in un punto rischio davvero troppo: una sterrato
ciottoloso in discesa, cosparso di buche, mi fa perdere per
un attimo il controllo della moto: nonostante abbia frenato
piuttosto dolcemente, la moto sbanda violentemente prima a
destra e poi a sinistra. Istintivamente poggio a terra il
piede e non so come riesco a contrastare il movimento della
moto prima da un lato e poi dall'altro. Proseguo senza fermarmi,
ma il cuore batte forte.
Per dare un'idea di quanto sia lenta (e dissestata)
questa strada, dico solo che da Valona a Sarande ci sono volute
5 ore e mezzo per fare 123 km (media quindi di 22 km/h). Ma
ne vale la pena.
Arrivato a Sarande è davvero troppo
tardi e decido di dirigermi subito verso l'interno, imboccando
la strada del ritorno, che so ben più veloce dell'andata.
La strada sale veloce verso l'ampia valle del
fiume Drino; l'asfalto
è decisamente migliore, ma è bene prestare sempre
attenzione al "traffico" locale
Il buio mi raggiunge quando rientro sulla litoranea,
a Fier, e l'attraversamente di quella città, poco illuminata
e con ampi tratti di strada completamente senza asfalto e
costellati di buche e veri e proprio crateri, mi mette un
po' in apprensione: accendo tutti i sei fari della moto e
procedo con molta attenzione.
Telefono agli amici (ormai in albergo) per
avvisarli del ritardo e rientro alla base dopo le 22, dopo
due ore percorse nel buio.
Netta la differenza tra la strada dell'andata
(km 246 in h 8,16, media 30 km/h) e quella più "veloce"
del ritorno (km 250 in h 4.46, media km/h 52).
Ma non mi imitate: meglio non guidare di notte
in Albania.
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